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Let’s have some Breakfast!

Sebbene la maggior parte degli italiani a Londra consideri L’English Breakfast decisamente pesante come un mattone sullo stomaco, credo rappresenti un po’ il simbolo di un popolo, di una cultura diversa dalla nostra. In effetti quella colazione così sostanziosa ha origini antichissime, medievali per essere precisi. I contadini Fingersi inglesi a West Hampstead avevano infatti bisogno di molte energie ad inizio giornata, prima di arare i campi, e così erano soliti consumare veri e propri pasti alle 5 della mattina. E questa usanza è in parte rimasta. Ricordo un cliente irlandese che alle 7 e 35 della mattina ordinò una bistecca fiorentina (la T-bone, fuori dalla Toscana). Se quindi volete immergervi in una cultura completamente diversa dalla nostra, quella del cappucino&cornetto; allora alzarsi la mattina, andare in cerca di un cafe di periferia, farsi coraggio e gustarsi la colazione tradizionale inglese è un must. Quando parlo di English Breakfast non mi riferisco solo al classico piatto di fagioli, salsicce, bacon, uova fritte, pomodoro grigliato o crudo (o peggio ancora, il tin tomato: il San Marzano nella lattina, quello che le persone normali italiane usano per fare il sugo) e pane imburrato. Per Traditional English Breakfast si intendono anche le scrambled eggs, uova strapazzate servite di solito su una fetta di pane tostato, le eggs benedict (le mie preferite), ovvero uova

Eggs Benedict

Eggs Benedict

in camicia servite su muffin inglese, prosciutto cotto (o salmone, in quel caso si parla di Eggs Benedict Royale) e salsa olandese: una squisitezza. Per i più coraggiosi consiglio il black pudding (il sanguinaccio scozzese).  Qui di seguito troverete alcuni cafe in cui non rimarrete di certo delusi! 😉

Bridge Cafe un angolo di pace nel cuore di West Hampstead. Al Bridge Cafe gusterete i sapori tipici inglesi. I prezzi sono più che economici ed il servizio eccellente!

Bistroteque, è cosiderato uno dei migliori cafe dell’ East London. Molto esclusivo e decisamente affollato. Oltre a delle vere e proprie English Breakfast potrete gustare ottimi brunch. Merita sicuramente una visita!

The Muffin Man Tea Shop, un piccolo cafe dal menu classico e abbordabile. breakfastPotrete scegliere tra tansittisme combinazioni. Le torte del Muffin Man  sono diventate un’istituzione, l’unica pecca è lo spazio… O meglio i posti disponibili sono limitati ma ne guadagna in atmosfera!

Euphorium Bakery, uno dei migliori, senza alcun dubbio. Accogliente, intimo, tutt’altro che caotico. All’ Euphorium Bakery potrete gustare l’eccellenza nelle colazioni all’inglese, e non solo. Tutti i dolci sono fatti in casa, come lo stesso pane, prodotto nel forno della pasticceria.

 
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Pubblicato da su 2 luglio 2013 in Luoghi

 

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Arriving and getting around

Laughing, rushing, conniving,snatching newspapers, speaking into phones, complaining, sweeping floors, pushing empty pint glasses, marching, arguing, drinking, kneeling, swaying, moving, moving-always-moving. London is a city of verbs and voices. Here are some of the voices that paint a vivid, epic and wholly fresh portrait of London… at least those I really enjoyed reading Londoners by Craig Taylor. Well, hope you’ll enjoy it too!

You don’t look anyone in the eye. You just look down. Once you’ve been there long enough you develop that michela iphone 172mentality. I became like that too. You have to. I was on a bus and I had to get off. There was a bunch of tourists standing next to the exit when the bus stopped so I was like ‘Get the fuck out of my way! Just move!’ I would never have done that before. You live there long enough you will become like that. You have to, otherwise you miss your bus stop. London was just more hassle than it was worth. Everything was too much, it was a fuss, a big struggle just to get from a place to the next. I mean, I am lumping it all together and obviously it doesn’t all happen on the same day… I used to go to galleries all time. I went to all festivals. But after ten years you’ve done all of that and all you are left with is the awful public transport (WTF???NdR) and the shit weather and the lousy people […] Most of my friends from university had gone to London around the same time as me, and everybody had left except for two people.[…] What do they call it? Asperger’s Syndrome. London is a city full of Asperger’s people. They were just so backwards. If that is your mindset, then London is the place for you.

                                 Simon Kushner, Former Londoner

A few years ago, London Underground approached a production house I worked for and asked them for recommendations. This production house suggested three men and three women, including me. London Underground took it very seriously and they tried out these different voices in focus groups. […] It was a rigorous selection process, and I am not sure what qualities they perceived from my voice, by they chose mine. They really cared about  getting it right. the first session we did took about an hour and a half to record the station names and ‘Please don’t leave your bags unattended’, ‘move along the way’ and stuff. […] They did ask for variations on Marylebone. They couldn’t decide how to pronounce Marylebone, whether it was MAR-le-bone, Mary-le-bone, Mary-lee-bone, or, most bizarrely, Mary-lob-on. So I had to voice all alternatives. I think they chose Mary-le-bone… I have fondness for all of the names, I especially like ‘Piccadilly Circus’. I images (1)like the rhythm of it. Mind the gap was straightforward, though we tried it several ways. I felt I didn’t want it to sound too scary, didn’t want people to think I was some sort of awful dominatrix wearing thigh-high PVC boots.[…] It was all done in Received Pronunciation- no London accent. It was about clarity, about encouraging the people who would here the announcements to understand it straight off and have no doubt. A Northern accent would be rustic, trustworthy, no-nonsense. A cockney accent would be cheeky, wide-boy. So I tried to do it as welcomingly as I could.  It’s funny because when I got the call from London Underground I was at the restaurant with a guy I was seeing at the time and he said: “God, I’ll hear you everywhere”. He wasn’t saying it happily. We split up after that. He has since told me he is haunted. It is scary: you’re having a bad day and you get on the tube and there’s the voice. Poor guy.

                             Emma Clarke, Voice of the London Underground

 
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Pubblicato da su 24 giugno 2013 in English

 

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Pubblicato da su 6 giugno 2013 in I miei link

 

Londra, Roma e il Neorealismo

IMG_0598Lo so l’immagine non rende giustizia, ma purtroppo non sono riuscita a fare di meglio quella sera con a disposizione solo un iphone!! Vi chiederete cosa centrano Roma ed il cinema neorealista con Londra. Be’, effettivamente trovare dei punti in comune è davvero dura… se non fosse che quest’estate ho avuto la fortuna di vedere Ladri di Biciclette al Somerset House, nel centro di Londra. Tutta l’estate, al Somerset, vengono proiettati all’aperto film di ogni genere. L’atmosfera è vivace, ricorda quella dei festival estivi (Reading, Leeds, Glastonbury ecc). Non ci sono né poltrone, né divani, né letti matrimoniali a differenza dei cinema di cui vi ho già parlato precedentemente, bensì solo una grande piazza in cui la gente si riunisce munita di cestini da picnic, asciugamani, qualche bottiglia di birra. Inizia il film, silenzio “in sala”: appare il nome di Vittorio DeIMG_0596 Sica e scoppia un applauso all’italiana e allora penso: mi sa che non sono l’unica stasera. Be’ c’è da ammettere che mi sono inorgoglita anch’io, queste sono le cose per cui si è fieri di essere italiani in un Paese che non è l’Italia: all’estero, in una piazza gremita per la maggior parte di inglesi/non-italiani, che hanno acquistato il biglietto, che guardano assorti QUEL film, attenti ai sottotitoli, quegli inglesi/non-italiani che un po’ ti fanno tenerezza perchè non capiranno MAI, non coglieranno MAI l’essenza di quel film e di quello che rappresenta, perchè quei sottotitoli così asettici in quell’inglese così asettico non potranno mai rendere giustizia alla poesia del romanesco. Ladri di Bicilette è un film del 1948 ed è uno degli esempi più alti e maturi del cinema neorelista. Sebbene non riscosse molto successo ai tempi dell’uscita nelle sale italiane e nonostante le tante critiche (si credeva potesse dare un’immagine all’estero decisamente triste e troppo cruda dell’Italia del dopoguerra), il film conquistò poi l’Oscar riscattando De Sica dalle critiche ricevute in patria (che-novità). Il Neorealismo è un movimento culturale  sviluppatosi in Italia durante il secondo dopoguerra. Con il Neorealismo si celebra un vero e proprio ritorno alla realtà, infatti i film neorealisti  riflettono un’Italia dilaniata dalla seconda guerra mondiale, attraverso la vita delle classi più disagiate. Tra i più celebri registi esponenti del Neorealismo troviamo Rossellini, Visconti, De Sica, Antonioni e Zampa. Rispettando in pieno il “credo” del cinema neorealista, De Sica sceglie il cast del film per le strade della capitale, i protagonisti sono essenzialmente 4: c’è Antonio, un attacchino comunale romano, l2suo figlio Bruno, Roma e la bicicletta. La storia appare estremamente e apparentemente semplice, un uomo che durante il suo primo giorno di lavoro viene derubato dell’unico mezzo di trasporto possibile in una Roma dilaniata dal dopoguerra: la bicicletta. La storia ruota tutta attorno alla ricerca disperata di Antonio della sua bicicletta senza la quale non può lavorare e di conseguenza mantenere la moglie e il piccolo Bruno. La bicicletta diventa uno dei protagonisti del film, un elemento vitale per la sopravvivenza. La città è inondata dalle biciclette.  Sullo sfondo una Roma essenziale, il quarto personaggio del film, in bianco e nero, pulita, povera e malandata nei rioni del centro, allora proletari. Una Roma, un’Italia che arrancano. L’essenza del film è quella di rappresentare un’ intera società troppo indaffarata ed ingnorante per dare retta alla disperazione di Antonio. Le forze dell’ordine sono troppo impegnate a reprimere le manifestazioni sindacali per preoccuparsi dell’ennesima bicicletta rubata, la miseria e la povertà tagliano le gambe alla gente che per qualsiasi disgrazia si affida nelle mani di santoni e veggenti (celebre il responso della veggente da cui Antonio, in preda alla disperazione, si reca: «O la trovi subito o non la trovi più»). In questo modo la contrapposizione non è tanto tra Antonio e il povero ladruncolo che gli ha rubato la bicicletta, quanto tra una società ignorante, disperata ed insensibile  e la lotta per la sopravvivenza. La hqdefaultscena finale è magistrale: Antonio sopraffato dalla disperazione decide che forse l’unica soluzione è quella di rubare una bicicletta incustodita, viene però colto dalla folla che lo aggredisce e che lo lascia andare intenerita dal piccolo Bruno in lacrime. I due  spariscono mano nella mano tra la folla: primo piano su Antonio, uno sguardo  disperato, rassegnato, poi sul piccolo Bruno che si asciuga le lacrime ed infine Roma e la sua folla che inghiotte i due protagonisti. Il film termina, io penso a Roma e a quanto mi manca mentre quegli stessi inglesi/non-italiani si asciugano le lacrime, come Bruno, tirano su col naso ed applaudono ad un capolavoro tutto nostro.

 
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Pubblicato da su 5 giugno 2013 in Luoghi

 

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How about a cup of Rosy?

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“There are few hours in life more agreeable than the hour dedicated to the ceremony known as Afternoon Tea.”  (H. James)

Be’ parlando di Londra  non potevo proprio non dedicare uno straccio d’articolo al rito del tè! Sopratutto dopo aver avuto la fortuna di lavorare per più di un anno in una deliziosa sala da tè in King’s Rd.

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Scones con clotted cream e marmellata

Nel Regno Unito bersi una tazza di tè non è decisamente una cosa da sottovalutare, sembra strano, ma è proprio la banalità di questo rito pomeridiano a renderlo così particolare ed affascinante.  Siamo abituati al luogo comune del tè servito con il latte, ma vi assicuro che fanno di peggio :). Ho visto signorotti inglesi (e vi ricordo che quando si parla di King’s Rd si sta parlando di Chelsea, uno dei quartieri teoricamente più “In” della capitale) sedersi al tavolo con invidiabile aplomb, ordinare una teiera piena di sola acqua bollente ed infilarci dentro la PROPRIA teabag conservata in una tasca della 24ore!!! Che c’avranno mai in testa, st’inglesi ;), ad ogni modo una cosa del genere sarebbe a dir poco impensabile in Italia, ebbene questo ci fa capire quanto questo rito vada al di là del versare mezzo litro di latte in una tazza di tè. Si sa, gli inglesi sono un popolo da sempre ancorato alle proprie tradizioni, ma questa è sentita a tal punto che la gente il tè se lo porta da casa, perchè non si sa mai che cosa ti ci mettono in quella teiera… o più semplicemente, ci si fida solo del proprio tè, quello forte, scuro a tal punto da macchiare le tazze e spesso imbevile da chiunque non sia inglese. Nel Regno Unito esistono 2 riti ben distinti, c’è il low, o afternoon, tea e

Crumpets

Crumpets

l’high  tea. Partiamo dal low tea: come vuole la tradizione, il low tea si fa alle 16 e si accostano al tè, servito rigorosamente in una teiera, dei piccoli sandwiches, gli scones, ovvero  dei dolcetti alla frutta secca cotti al forno e accompagnati dalla clotted cream (una crema molto densa, simile al nostro mascarpone per capirci) e dalla marmellata alle fragole, le tea cakes, una sottospecie di mini panettoni che vanno però tostati prima di essere serviti con la marmellata, ed infine i crumpets (i miei preferiti). Si tratta di focaccine con dei buchetti sulla superfice, vanno tostati e poi una volta caldi ci si spalma la marmellata o il burro sopra che impregnano letteralmente il crumpet passando per i buchi. Insomma una roba to die for, visto che siamo in tema. Gli aggettivi low e high traggono in inganno, infatti in passato il low tea era tipico dell’alta borghesia, mentre l’high tea veniva preferito dal ceto medio-basso, in verità assomiglia per  di più ad un nostro aperitivo fatto-come-si-deve, insomma un rito più sostanzioso: si accompagnano al tè, servito tra le 17 e le 19,  piatti caldi e salati tipici della tradizione anglossassone, come sausages&mash per capirci. Il termine high tea venne coniato nel 1825, sia per indicare il momento della giornata in cui si soleva prendere il tè (high noon) e poi ovviamente per distinguerlo dal low tea. Gli aggettivi low e high indicavano inoltre l’altezza del tavolo a cui i due riti venivano serviti: mentre l’upper class si gustava l’afternoon tea in giardini, salotti e librerie, il ceto medio-basso si ritrovava a consumarlo sui banconi dei pub. The Chelsea Teapot, la sala da tè in cui ho lavorato, è il posto ideale per godersi un bell’afternoon tea secondo la

Sua Maestà Victoria Sponge

Sua Maestà Victoria Sponge

tradizione. Consiglio a tutti di farci un salto, anche perchè oltre ad avere una vasta gamma di tè propone tutti quei dolcetti tipici della tradizione anglossasone (per di più fatti in casa), da una carrot cake strepitosa alla classica victoria sponge, una volta che l’avrete provata vi chiederete come avete fatto a sopravvivere senza!!!!! Non volevo nominare i cupcakes, non me ne vogliano gli estimatori ma devo ammettere di non essere una grande fan di quei cosetti tutti rosa -.-. Ad ogni modo, voi amanti del cupcake, sappiate che ne vendono a bizzeffe e di ogni tipo!!! 🙂

 
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Pubblicato da su 1 giugno 2013 in Luoghi

 

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Come to the cabaret!

Piume ovunque, lustrini, atmosfere d’altri  tempi ed artisti fantastici. Per questo amo il cabaret e tutte le sue sfumature all’inglese come il burlesque, che oggi va tanto di moda. Ovviamente proprio a Londra ho avuto modo di godermi i  migliori spettacoli. È un mondo luccicante e tremendamente affascinante in cui il sapore amarognolo del gin, le luci soffuse e le performance di queste ballerine ed interpreti così eleganti (e mai, ripeto mai, volgari) si fondono profondamente regalando allo spettatore  la sensazione di ritrovarsi in qualche localino di fine 800, a Montmartre. È stupefacente il modo in cui riescano a catturare l’attenzione dello spettatore (sembra anche ovvio, mi direte giustamente) ma anche delle spettatrici che non gli staccano gli occhi di dosso, ve lo garantisco!!!! Sull’onda  della moda legata alla cultura vintage, il burlesque ha riacquistato punti proprio ultimamente, associando ai classici spogliarelli “d’alto borgo”, siparietti, permormance di boogie-woogie e charleston e mini concerti jazz e swing. Insomma, c’è da divertirsi! Le serate ideali sono quelle del venerdì e del sabato sera, l’unico inconveniente è che questi show non sono poi così cheap, nella maggior parte dei casi si parla di 40-50 sterline a persona con cena inclusa, ma ne vale davvero la pena. Per le più esibizioniste si organizzano addirittura lezioni di burlesque, charleston e boogie-woogie con tanto di  traditional high tea. Vi lascio qualche mini “recensione” su quelli più interessanti in cui sono stata!!! 😉

The Cellar Door è uno dei più celebri nel centro della città, il sabato organizza l’ High Teas and Tease, un intero pomeriggio dedicato ai piaceri proibiti del cabaret, del blackjack e del burlesque.

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Cafè de Paris. È uno dei più antichi, ha aperto i battenti nel 1924 e pare che addirittura Marlene Dietrich si sia esibita in questo meraviglioso locale. Dall’atmosfera sofisticata, il Cafè de Paris è l’eccellenza a Londra in quanto a cabaret e burlesque; su questo palco sono passate le più straordinarie perfomers. Spettalo più cena dal menù europeo per la “modica” cifra di 47.50 sterline a persona 🙂

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Madame Jojo’s è uno dei più originali di Soho. Anche per di qui sono passati i grandi del cabaret, del burlesque e del drag.

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The Brickhouse si torva nel cuore della East London proprio all’interno dell’Old Brick Lane Music Hall. Al brickhouse potrete rivivere magiche atmosfere grazie ad artisti circensi formidabili, cabarettisti/e e musicisti swing.

The proud Cabaret

The Proud Cabaret apre nel 1920, nel pieno del proibizionismo, oggi è il posto ideale per passare una serata alla volta di un glamour tutto vintage.
 
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Pubblicato da su 31 maggio 2013 in Luoghi

 

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“I am Gatsby”

Londra e i cinema non vanno tanto d’accordo. In Italia la cultura del film del sabato sera è molto più radicata. A Londra fai fatica a trovare un cinema che proietti un film “decente” oltre le 20 e sopratutto che non sia in 3D… perchè se sei uno che il 3D lo odia allora rassegnati, al cinema si va di pomeriggio, alle 14 con i bambini delle scuole medie, perchè solo a quell’ora una saletta viene destinata alla proiezione del film che ti interessa in un misero 2D. In compenso però, catene a parte tipo l’Odeon, ci sono delle sale cinematografiche fantastiche. Piccole ma fantastiche.HD_110902_5513 Sabato pomeriggio, dopo una ricerca online piuttosto ardua, sono riuscita a godermi The Great Gatsby (2D), che tra l’altro consiglio a tutti (non sono una fan di Luhrmann e dei suoi film scintillanti, ma col Grande Gatsby c’ha azzeccato alla grande, rispolverando la versione del 1974). Il cinema che si è “degnato” di proiettare il film nell’unica sala a disposizione è il The Gate Cinema, a Notting Hill. Sono rimasta colpita dalla sala, così antica con quei drappeggi rossi e con il  tendone rosso che si apre pochi secondi prima dell’inizio (della pubblicità, ovvio). Non a caso stiamo parlando di uno dei cinema più antichi di Londra. Adibito dapprima a bordello, proietta dal 1911 e conserva ancora uno strato di intonacatura dell’età edoardiana. A prescindere dal film, merita decisamente una visita!;)

The-Electric-Cinema-signages-from-the-1970sParlando di cinema a Londra però non posso non spendere una parola sull’Electric Cinema, sempre a Notting Hill (Portobello Rd), perchè io a Roma una cosa così non l’ho mai vista e se c’è vi prego ditemi dove! Ovviamente anche qui si tratta di un cinema antico e ultracentenario, ma cosa avrà mai questo cinema di così particolare a parte le comodissime poltrone con tanto117868048_potten_362729c di tavolino? 2 DIVANI e 6 LETTI MATRIMONIALI con tanto di copertina di cashmere, tutto ciò in prima fila signori miei. Che dire, anche questo una capatina la merita proprio ;).

 
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Pubblicato da su 23 maggio 2013 in Luoghi

 

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